I custodi dell'essere - Francesca Rita Rombolà

I custodi dell'Essere - Francesca Rita Rombolà

Collana: Frangipani
Pagine 50, euro 10
Formato: 15x21cm
ISBN 978-88-96840-66-5
Novembre 2020 • In corso di pubblicazione

I custodi dell’Essere? La notte del mondo?
Chi sono i custodi dell’Essere? Che cos’è la notte del mondo? I custodi dell’Essere sono i poeti. La notte del mondo è forse, certamente, il tempo attuale, il tempo che stiamo vivendo.
Perché i poeti sono i custodi dell’Essere? Cosa significa ciò? E cosa implica ciò? Sappiamo che il linguaggio è attività prettamente umana nel senso che il parlare, caratteristica peculiare del linguaggio, è costitutivo dell’uomo come tale, sicché l’uomo è uomo in quanto parla. Allora il linguaggio è espressione delle affezioni dell’anima, immagini, concetti, sentimenti; affezioni che sono, a loro volta, il riflesso delle cose. Ma è anche espressione in quanto è “esteriorità” fonica che esprime e comunica una “interiorità”. Ciò che dell’interiorità il linguaggio riflette è il concetto. Però, come l’interiorità non si esaurisce nell’attività concettualizzante così il linguaggio non si esaurisce nel suono come segno del concetto, bensì si carica di valori figurativi, emozionali, sentimentali, simbolici.
Eppure, ad un livello più profondo, il linguaggio è soprattutto senso che si identifica con l’essenza di eternità, e cioè che solo in quanto è filtrato dalla quiete dell’eterno l’esistere dell’uomo è capace di parola, per cui ciò che fa veramente che la parola sia tale è un Dire Originario non posto o voluto dall’uomo ma cui l’uomo viene “faticosamente” cogliendo la voce.
I poeti riescono a cogliere e sanno cogliere questa voce del Dire Originario, che è poi l’essere essente dei filosofi, come dono – messaggio dell’Eterno da recare all’umanità. I poeti, faticosamente, in solitudine, spesso nell’indifferenza del mondo, hanno sempre ascoltato e da sempre ascoltano la voce del Dire Originario. E, sempre e da sempre, custodiscono questo ascolto – Primigenia Parola – che non è parola comune ma è il Canto. La Poesia.
Il Dire Originario non ha predilezione per l’Oriente o l’Occidente, i suoi messaggeri semplicemente ascoltano, recano, custodiscono. Per mezzo dei suoi custodi l’Essere – radice prima e ultima dalla quale scaturisce il Dire Originario – insuffla nell’uomo la presenza dell’eterno in cui ogni cosa ha il suo senso autentico e vero.
Oggi – primo ventennio del ventunesimo secolo lacerato, asservito, consumato dal dominio universale e imperante della tecnica – oggi più che mai si delinea la notte del mondo, notte perché l’oscurità è calata sulla percezione del senso religioso, sul rapporto dell’uomo con sé stesso e con l’altro, sui valori, sulla società, sulla civiltà da lui prodotti e realizzati, in modo tale e così assoluto da essere diventato, per l’uomo, mortifera indigenza in quanto nella notte del mondo, dentro la quale sta entrando o è già entrato, egli non è più in grado di notare la perdita e la mancanza delle cose come mancanza.
Eppure qualcuno ancora, con fatica dolore sofferenza estreme, qualcuno ascolta e custodisce il Dire Originario. E canta. E’ poeta. E’ poeta: è custode dell’Essere nella notte del mondo.
“Canto è esserci” dice il terzo sonetto della prima parte dei “Sonetti a Orfeo” di Rainer Maria Rilke. Sì, “canto è esserci”… e i poeti sono, per questo, coloro i quali, soli e solitari, si arrischiano dentro la notte del mondo.

Francesca Rita Rombolà

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