Lunga è la deriva - Giovanni Tavčar

Lunga è la deriva - Giovanni Tavčar

Collana: Frangipani
Pagine 84 euro 12,00
Formato: 15x21cm
ISBN 978-88-96840-70-2
Con una nota di Francesca Rita Rombolà
Gennaio 2021

Riflessione sull’opera
É un privilegio, un vero arricchimento dello spirito, poter nuovamente leggere e studiare un nuovo percorso del poeta e scrittore Tavčar. Persona grande, amabile e saggia. Un uomo sensibile, e uno scrittore inarrestabile.
Il suo universo poetico è un patrimonio culturale letterario universale da rendere orgoglioso ogni cittadino del mondo, tenendo presente che ogni figura, ogni lettera, ogni piccola cosa d’arte appartiene a tutti, e tutti dobbiamo difenderla e conservarla come una testimonianza per le future generazioni.
Giovanni Tavčar è universalmente un uomo di spirito e di cultura.
Con questa raccolta poetica ci vuole nuovamente rendere partecipi e sensibili ai temi trattati.
Buona lettura.
 
Nicola Rampin

Nota di presentazione
Se la poesia è dono gratuito è un dono grande e grandioso per l’umanità ferita, addolorata, sofferente, in lotta contro il male, alla ricerca di un senso ultimo della vita e della morte.
“Lunga è la deriva” è una silloge poetica particolare, semplice, tuttavia complessa che pone non pochi interrogativi. In essa si ravvisano i temi del ricordo, della nostalgia, dell’attimo pieno vissuto intensamente, del vivere doloroso e insieme sereno nella quotidianità normale eppure suscettibile al logorio inesorabile del tempo e del volgere incessante delle cose al nulla.
La vita e la morte sono celebrate col canto, e nel canto si fanno luce che sembra illuminare dal di dentro un’intera poetica. Giovanni Tavcar appare allora poeta di una sensibilità nuova e, allo stesso tempo, remota capace di sicuro di toccare un qualcosa di profondo che non sta in superficie nell’animo di ognuno di noi. Fremente, quieto e pur coinvolgente è il linguaggio dell’intera silloge; un linguaggio poetico portato al giusto livello di consapevolezza per far comprendere, far intuire, far intravedere anche il senso del mistero che la poesia e il poetare recano in sé. A tal proposito ecco alcuni versi della poesia Linguaggio rivelatore: “(...) Il vero significato della poesia/consiste nel fluido e nell’armonia/che circolano tra le parole/e che vengono trasfigurate/in immagini di musica e di luce,/in un fluire di vita/in lievitante e perpetuo sviluppo./In questo senso il vero poeta/è un illuminato del linguaggio/che riesce a toccare/con la magia delle parole/l’essenza stessa/dell’universo invisibile/e a comunicare con l’atto originario/del Verbo creatore. (...)”.
Sorge, a questo punto, una domanda quasi spontanea: Giovanni Tavcar sa suscitare nel lettore, anche nel lettore distratto e in quello che si accosta per la prima volta alla sua poesia, emozioni, sensazioni, percezioni che riescono a far amare la sua poesia e la Poesia in generale? Io credo di sì, perché ogni singola poesia di questa silloge offre una sorta “di cibo e di bevanda” allo spirito, al cuore, alla mente nel caotico e smarrito momento che la società sta vivendo a livello globale. Il possente afflato nei riguardi dell’Infinito e la trasfigurazione dell’essere in dimensioni altre oltre la vita e al di là della morte è rimarcato fortemente nella poesia Quando sarò: “Quando sarò/nella dimensione/nella quale il tempo/non esiste più,/le stagioni saranno/solo un ricordo,/i dolori e gli affanni/un incidente di percorso,/l’amore una pallida sembianza/dell’eterno arcobaleno/e la vita una meravigliosa/ma temporanea avventura.../allora spero di poter/provare il fremito della perfetta/sintonia con tutto il Creato,/con tutti gli esseri/che troverò accanto a me,/con l’incomparabile dono/dell’eterna armonia/che sorregge e plasma/le volte dell’Infinito.
Se, forse, in un possibile futuro lontanissimo (anche da fantascienza, perché no?) la civiltà umana potrebbe venir quasi cancellata o quasi spazzata via dal pianeta terra, da una guerra nucleare o da una immane catastrofe naturale o da una terribile pandemia, mi piace immaginare (e ribadire ancora) che nei pochi sopravvissuti saranno rimasti saldi soltanto la fede nel Divino e il linguaggio poetico il quale celebra e canta; e da questi due doni, o qualità, poter ricostruire, dalle macerie della distruzione, un mondo davvero migliore di ogni altro precedente.
 
Francesca Rita Rombolà

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