Nel giardino dei ciliegi - Antonella Vara

Nel giardino dei ciliegi - Antonella Vara

Collana: Frangipani
Pagine 64, euro 5,00
ISBN 978-88-96840-05-4

Opera disponibilie sino ad esaurimento scorte. Non è prevista la ristampa di questo titolo
 
Prefazione di Monia Mariani

Special Price 2 €

“Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini, (...)
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna (..)”

Narrava cosi Quasimodo nell’eleganza intatta di “Vento a Tindari”. Stati d'animo di ripiegamento interiore descritti in un tono sommesso e raccolto. Un linguaggio raffinato ed evocativo che sfuma in un gioco di timidi accenni. E’ la poesia di Antonella Vara. Talentuosa e melodica, essenziale e lirica. Una poesia nuda, pulita e armonica; interiore, evocativa e minimalista. Il suo carattere costante è la ricerca di un’essenzialità in cui la parola sembra avere una sua nudità vera, e l’espressione utilizzata sembra allontanarsi da ogni retorica, da ogni discorsività o anche dal sentimentalismo, perché dettata da un’illuminazione fulminea. La parola, insomma, è uno mezzo liberatorio. La parola è allusiva e imprevedibile, essendo rivelazione e il ritmo poetico è dettato dall’emozione che sgorga dall’interno dell’anima e dalle viscere doloranti del corpo.Una triste meraviglia dell’esistenza e del suo travaglio perpetuo. Nella poesia “ermetico-evocativa” della Vara si percepisce quell’uguale dimensione di riflessione sullo sconfinato processo di “poetare” e quello più difficile di “vivere”. Nel giardino dei ciliegi celebra la contemplazione obiettiva del mondo e delle cose, in cui la delusione è anche rivelazione; una tremula felicità e una disillusa tristezza; un equilibrio precario tra emozione e attesa. Il paesaggio verbale dell’autrice è un mondo di esteriorità, di cose che rimandano a qualcosa ancora da plasmare. L’oscuro rapporto tra l’essere umano e il mondo è appena accennato. Ma in realtà è una “Calma apparente” la poesia dell’autrice “Fame d’aria dal silenzio sovrastante/ priva di corde vocali /la voglia di gridare,/ boccheggianti fiati,/ tra mandibole contratte la repressa rabbia,/ nei pugni serrati all’impotente rassegnazione fa posto”. La vita come l’acqua che “inarrestabile, imperterrita ed impertinente … /che sconvolge equilibri” ma volte passa indifferente “scivola sotto i ponti”. E ancora in Magica Notte il rimando a Quasimodo (Ed è subito sera) “È un baleno la gioia, lungo il tempo rimasto nella composita solitudine,/ dentro animo trapassato e fuori nel deserto del mondo” racchiude l'incomunicabilità, l'alternarsi di gioia e dolore, il senso della precarietà della vita. Ognuno sembra sentirsi maledettamente solo l'impossibilitato a stabilire un rapporto duraturo con qualcuno.
 
Tuttavia, pur essendo sola, l’autrice viene incoraggiata dalle illusioni (è un baleno la gioia) e dalla ricerca di un appagamento interiore. Un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di impalpabile tristezza. Ma la poesia della Vara è una poesia dove la speranza non muore mai “dove un tenero germoglio sporco di fango/ spunta sempre” come scrive l’autrice in Essere al limite.
 
Poi c’è il ritrovarsi, nell’intimità di se stessi e la riscoperta dell’amore, deluso o annientato dal dolore … Bella e pulita l’immagine ne La gemma di quel “mio piccolo fiore/ e ti imprigionerò nel profondo con filamenti d’oro/ che nell’intima paura d’esser colto hai privato la tua vita/ del sole benefico all’ombra di una siepe”: sembra di intravedere l’autrice nascosta dietro l’ombra dei suoi petali, nel vuoto dei sentimenti per rifugiarsi dal dolore di soffrire ancora. E poi in I sogni non muoiono l’immagine della vita che sembra respiri “tra gli interstizi, illuminata dai riflessi. / Vita che il tempo imperturbabile non stima,/ porta via con sé tutto ciò che è di vissuto,/ ma fino all’ultimo luccichio del firmamento, non si oscurano i sogni,/ che restano lucidi ed intatti”. In Fino all’ultimo istante la visione dell’amore “Nel firmamento stellato c’è un puntino luminoso distinguibile fra tutti, rilucente da ogni lato,/ che la visione consente solo ai miei occhi e mi segue dovunque vada./ Se mi guardo attorno non vedo niente, niente è rimasto, che disseta il mio deserto, e anche se è poca cosa nell’immensità che mi circonda,/ guarda solo me” o la speranza rinascere in Un fiore “Sull’asfalto un fiore rivestito di tenui colori,/ curvo e appassito (..)
Rinvigorite nella fertile terra le radici prospere/ in un verde campo baciato di fresche gocce d’acqua”. Ne Il Giardino dei ciliegi c’è una vegetazione rigogliosa; gli alberi, i fiori, i frutti, le pianure e i monti sono per l’autrice degli eroi simbolici come nell’opera di Cechov. L’autrice costruisce con la sua poesia interiore un giardino personale, ricco e privato, tramite il richiamo alla natura che le fa da madre (l’allegoria e la tenuità onirica) e, su ogni cosa, la voglia inesauribile di vivere.
 
Monia Mariani
 
Una Recensione dell'opera è stata inoltre pubblicata, a cura di Giovanni Amodio sul periodico "ARTE E CULTURA" dell'Agosto 2011

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