Sante Porte di Novara - Claudio Rampin

Sante Porte di Novara - Claudio Rampin

Collana Pungitopo
Pagine 336, euro 44,00
Formato: 17x24cm
ISBN 978-88-96840-37-5
Febbraio 2016

Era da qualche anno e forse più che mi era balenata nella mente l’idea di scrivere questo libro, tuttavia, contrariamente alla mia volontà, quando non si verificano le condizioni giuste e la convinzione vacilla, insomma, quando manca il giusto feeling, quando viene meno la sincronia dell’animo e probabilmente anche una mano dall’alto, non riesco nemmeno ad iniziarlo, un progetto. Mi succede anche con alcune poesie: getto sul foglio alcuni versi e poi li abbandono per diverso tempo perché non si armonizzano tra loro come me li immagino, e mi sembra sempre che manchi qualcosa.
Tuttavia, quando alla fine riesco a sviluppare la mia idea primitiva nonostante le avversità in cui mi capita di imbattermi, ne sono talmente soddisfatto che vorrei far conoscere a chi mi legge le difficoltà che ho avuto; vorrei fargli sapere che mi sono sforzato al massimo delle mie capacità e delle mie possibilità, sia finanziarie che di tempo, così da poter instaurare un rapporto di complicità coi miei lettori, quasi gli dicessi: “Ecco, con questo libro ho voluto donare a voi che mi state leggendo parte del mio tempo”.
Certo, ci sono alcuni aspetti che non devono essere trascurati, e che hanno la priorità sui propri desideri personali: onestamente, non mi sento di mettere da parte impegni di lavoro, faccende domestiche e tante altre piccole esigenze che spesso non si vedono, ma che esistono.
Se mettessi tutte queste cose in secondo piano e dessi importanza solo a ciò che mi interessa e che fa comodo al mio obiettivo, relegando ad altri le mansioni più materiali che finiscono poi per diventare delle incombenze indispensabili, potrei davvero dire che la mia opera sia frutto esclusivamente del mio lavoro? Ovviamente no.
Così, per non tradire la fiducia del mio lettore e per sentirmi a posto con me stesso spesso devo ricorrere a dei compromessi che, se in un primo momento possono sembrare ingombranti, poi diventano quasi il sale che da gusto a questo mio cammino letterario.
 
Superata questa breve parentesi metodologica iniziale che mi permette di introdurre l’argomento, come fosse una sorta di motorino d’avviamento senza il quale non riuscirei a far partire la macchina della parola, ora che il motore è acceso posso anche avviarmi sulla strada che mi sono prefissato. Carburante di fede ne ho abbastanza, e se anche a volte entrando in riserva m’abbatto e mi scoraggio, è proprio in questi momenti che occorre trovare una stazione in cui fare il pieno d’ottimismo.
Confesso che il mio embrionale pensiero consisteva nel fare un servizio fotografico completo sulle chiese, sui santuari, gli oratori e le cappelle novaresi, insomma su tutti gli edifici di culto consacrati e non, ancora in piedi su tutta l’area della città, intesa come territorio facente capo al comune di Novara, cercando di non tralasciare nulla o quasi.
“Che ci vuole?”, continuavo a pensare.
“Basta armarsi di macchina fotografica e andare, facile no? Gli edifici dediti al culto saranno si e no una trentina o poco più, una cosetta da niente.”
Ingenuamente, pensavo nel bene o nel male di essere a conoscenza di quasi tutte le strutture esistenti; ho detto “quasi” perché già immaginavo di aver dimenticato qualche struttura, o nel peggiore dei casi, ahimè, dopo tanti anni di residenza a Novara, di non conoscerne proprio l’esistenza.
Tuttavia, man mano che procedevo col mio lavoro, il conto si evidenziava molto più ampio di quello che mi aspettavo e che avevo preventivato, e il materiale mi cresceva tra le mani senza che io potessi fare nulla.
In questa situazione, è facile che qualcosa mi sia sfuggito strada facendo, anche se amici o semplici conoscenti mi hanno spesso interrogato con le frasi: “hai visto questa Chiesa? Hai visitato quell’altra?”.
Procedendo con il mio pellegrinaggio, anche dopo averne parlato in giro ed essermi fatto consigliare dal mio amico Massimo, pensai d’integrare nel mio libro anche le cappelle o luoghi di culto esistenti entro le mura d’enti o strutture pubbliche. Così, imbracciata la macchina fotografica, una compatta (Pentax – modello Optio RZ18 – 16 megapixel) mi misi all’opera: escludendo il tempo a disposizione, all’inizio l’unico neo era quello di non riuscire a trovare le condizioni luminose ideali o accettabili per immortalare le strutture dal lato esteriore: certo, non pretendevo un lavoro da professionista, considerata l’attrezzatura utilizzata e la mia capacità amatoriale; ma la pazienza serve anche a questo, no? Col proseguo nel tempo di questo mio pellegrinaggio fotografico, mentre già mi avviavo verso la sua conclusione e assottigliavo il lavoro da fare, ho incontrato l’ulteriore difficoltà di accedere internamente a determinate strutture: non riuscivo a reperire immagini interne; diverse chiese o edifici di culto sono aperti solamente durante le funzioni religiose, altri sono chiusi da anni o sono aperti soltanto in determinate circostanze e ricorrenze.
Man mano la mia collezione si arricchiva d’immagini, inoltre, ecco che scaturiva una nuova idea, quella di corredarla con qualche informazione.
Che fare? Sfogliai i libri che avevo a disposizione, anche quelli che già avevo letto tempo fa: l’ho detto e ridetto che la mia memoria è pessima, e non viene in mio aiuto nemmeno quando i libri e i documenti sono già a disposizione nella mia libreria personale.
Quella di reperire informazioni storiche attendibili è forse la vera novità di questo libro: è vero che mi piace scrivere, ma quello che spesso riporto è frutto di fantasia miscelata a ricordi; in questo caso invece, la cosa fondamentale era proprio non scrivere delle castronerie fantasiose, bensì estrapolare notizie, ricercarne di nuove, leggere e documentarsi, cosa non da poco per un principiante reporter, e che mi ha messo parecchio in difficoltà, lo ammetto.
Di molte strutture storiche si trovano informazioni ovunque, mentre per altre non esiste traccia scritta, e bisogna quindi documentarsi attraverso altre fonti, e quest’operazione diventa difficile se non si ha un’esperienza adeguata o qualche contatto affidabile. A me interessavano principalmente pochi dati concernenti i disegnatori, i progettisti, i costruttori e gli anni in cui erano stati eretti i diversi edifici.
Il solo servizio fotografico ad un tratto m’era parso come uno di quei film muti, e lasciare parlare solo le immagini mi diceva poco.
Tuttavia, al contempo, non pretendevo nemmeno di presentare la storia completa d’ogni chiesa o edificio, cosa che sarebbe risultata impossibile da riportare in un libro soltanto. Così facendo, inoltre, l’interessato potrà approfondire per conto proprio ciò che più gli interessa, scartando notizie di cui magari è già a conoscenza e che appesantirebbero solamente la lettura, riservandosi di riscoprire alcune realtà che hanno attirato maggiormente la sua attenzione.
Ho fatto del mio meglio, grazie anche all’aiuto di internet e di quello che già possedevo o che sono riuscito a recuperare nel corso del mio lavoro. Per mantenermi il più vicino possibile alla realtà nuda e cruda, e anche per facilitarmi un po’ il lavoro, ho voluto riportare per esteso alcuni testi come quelli trovati nei cartelli turistici.
Al contempo, non ho voluto coinvolgere altre persone per una sorta di credo professionale: mi metto sempre a confronto con me stesso, per vedere cosa riesco a fare e fin dove riesco ad arrivare, anche a costo di molta fatica; ma vale pur sempre la pena di provarci, così da potermi migliorare sempre più.
 
Prima di finire, desidero spiegare la scelta del titolo e l’uso del termine “pellegrinaggio” presente nel sottotitolo.
Sul piano puramente grammaticale, “Sante Porte” vuol riferirsi a quei luoghi dedicati al culto, ma in maniera più simbolica nella mia visione questa idea si espande a qualsiasi altro luogo si presenti davanti a noi; credo che il concetto sia abbastanza chiaro ma ritengo importante ribadirlo: quando si varca la soglia d’entrata, sia di un edificio dedicato alla fede che di una semplice abitazione di qualsiasi persona, essa dev’essere rispettata. Allo stesso modo, nel momento in cui si bussa alla porta di qualcuno, conoscente o meno, e questa persona ti invita ad entrare in casa, ritengo che non bisogna abusare dell’ospitalità ricevuta; e cos’è una chiesa se non la casa del Signore?
Per quanto riguarda la parola “pellegrinaggio”, invece, ho voluto esprimere l’idea di un viaggio di raccoglimento, in cui ognuno può avventurarsi sia a piedi sia con un mezzo come una bicicletta: lontane dal traffico quotidiano, lontane dalla frenesia della città, ma non troppo da dover obbligatoriamente ricorrere a mezzi a motore per raggiungerle, le strutture prese in esame sono talmente concentrate in un territorio limitato che anche quelle più distanti si possono raggiungere con poca fatica e soltanto con un pizzico di volontà.
 
Per concludere, voglio ringraziare il vescovo di Novara e tutti i parroci, le suore e i rappresentanti delle istituzioni religiose, le persone che in qualche modo mi hanno permesso di raggiungere il mio obiettivo e mi hanno fornito anche del materiale che non possedevo, di cui non ero a conoscenza e che non avrei potuto reperire altrimenti. Con la speranza di non aver omesso nulla, ma con l’umiltà di chi riconosce che ciò sarebbe possibile, vi chiedo di segnalarmi eventuali errori o mancanze presenti in questo libro, così da poter rendere questo lavoro il più completo possibile; dopotutto: errare è umano.
Grazie a tutti di cuore.
 
L’autore

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